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Il Salone Internazionale del Libro. Gioie e dolori

Il Salone Internazionale del Libro come in una favola diventa lo scenario di un’Alice dei giorni nostri, persa tra il profumo della carta e un labirinto fatto di quotidianità. Il racconto di una giornata attraverso le sensazioni di una scrittrice.

C’è un posto che non ha eguali sulla terra…
Questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie mistero e pericolo.
Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio.
E per fortuna… io lo sono.

Dal film “Alice in Wonderland”

Imposto il navigatore, la signorina che mi guiderà dice che tra quarantadue chilometri sarò a destinazione, con strada a pedaggio, un paio di autovelox e qualche consiglio su dove parcheggiare comodamente una volta arrivata destinazione.

Dove? Torino. Il Salone Internazionale del Libro.Arrivo in perfetta sincronia con la navigazione, la signorina che parla con me è sempre molto zelante, precisa, a tratti fastidiosa, ma senza di lei sarei perduta in questa città arrivando da un piccolo paese del Monferrato astigiano.

Mi dice di parcheggiare a destra, no a sinistra, tra 100 metri, no 150, forse a destra, alla seconda rotatoria, no alla quinta, insomma infilati dentro un parcheggio benedetta ragazza!

innamorati dei libri

Prendo un tunnel sotterraneo e Dio solo sa dove mi stia infilando. Il tunnel diventa una ramificazione di altre decine di tunnel, una fitta ragnatela sotterranea che ti risucchia appena varchi il primo tornello.

Parcheggio dopo aver superato almeno cinque parcheggi già inaccessibili, scendo nel ventre del cemento armato e piazzo la mia piccola utilitaria in uno stallo che memorizzo subito come STALLO 60.

Risalgo. Aria, aria, aria. Per qualche ragione occulta riemergo non dinnanzi all’ingresso del salone del libro ma dentro un ipermercato, senza neppure dover fare la spesa.

Salgo e scendo decine di scale mobili fino a che una guardia giurata, giurata e misericordiosa, mi dice che il salone del libro è a circa due chilometri da me, in un altro lotto dell’immenso colosso commerciale del Lingotto.

il Salone Internazionale del Libro di Torino

Cammino e penso che sono scema, più scema ancora se penso che sono anche una scrittrice e che il mio libro è arrivato probabilmente più velocemente di me allo stand dove mi stanno aspettando.

Ma arrivo, superando centinaia di persone che facevano la fila all’ingresso, trattandosi di visitatori, mica di scrittori.

Io entro dall’ingresso riservato agli autori e allora mi dico che Dio c’è, la mia casa editrice anche, e io, anche se perderò la mia automobile sicuramente, entrerò in questo mostro bellissimo che mi aspetta con un pass al collo che certifica che sono un autore accreditato, mica la scema che sembro.

Dove sono? La signorina della navigazione è rimasta muta sull’autovettura inghiottita nel parcheggio sotterraneo, navigo a vista e vedo solo stand pieni di libri, tutti identici, tutti quadrati, tutti disposti come tasselli di un immenso puzzle di cui io sono sicuramente un pezzo, ma quale pezzo e dove?

Il Salone del Libro di Torino

La fortuna vuole che incontri il mio editore (santo subito) che mi prende la manina e mi accompagna allo stand e io mi sento tanto Alice nel paese della letteratura, quella vera, di cui io dovrei farne parte.

Mentre cammino tra gli stand delle moltissime case editrici, alcune colossali, altre piccole e sconosciute, respiro prendendo quel fiato perso nell’affanno delle procedure di ingresso.

Ed è respirando che lo sento. È un profumo intenso, buono, inconfondibile. Lo stesso che sentivo tanti anni fa quando svuotavo la cartella della scuola. Il profumo della carta stampata.

Unico e indimenticabile. Mi inebrio e mi illumino di bellezza, accarezzo le parole, sento di appartenere a tutto questo, nonostante me. Nonostante me che adesso devo recuperare l’automobile allo stallo N.60.

Scendo, torno nel ventre del mostro che mi ha appena coccolata, come un’autrice forse, ma sicuramente più come una vecchia lettrice innamorata della carta e delle belle parole.

Ci sono 22 autorimesse sotterranee, ognuna divisa in 5 settori. A,B,C,D,E. Occhio e croce, se la matematica non è un’opinione, ci sono 25 possibili stalli N.60.

Ma Alice nel paese dei sotterranei incontra il Cappellaio Matto, un tassista che, preso dalla pena, cerca con lei il suo magico numero 60. Recupero la mia piccola utilitaria, che tanto utile non è ma che ringrazio per essere di un colore inconfondibile anche per una scrittrice sprovveduta come me.

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Vuoi raccontare anche tu la tua esperienza al Salone del Libro di Torino?
Scrivila nei commenti e saremo felici di leggerti.

Ogni storia può essere un esempio, se raccontata e condivisa.

Protagonista Donna

Laura Binello

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3 thoughts on “Il Salone Internazionale del Libro. Gioie e dolori

  1. Riconosco l’emozione e la sensazione di essere nel Paese dei balocchi quando si entra al Lingotto. E l’orgoglio di entrarci con il badge di professionista accreditato come autore. La prima volta ho pensato sarebbe stata anche l’unica ed ho invitato amici e parenti a condividere questa esperienza irripetibile. Invece frequento il Salone da alcuni anni assiduamente, grazie a lui ho imparato a conoscere e amare Torino. Il Salone è il luna park del lettore, ma attenzione bisogna imparare a conoscerlo. Solo dopo anni di frequentazione abbiamo appreso a comprenderci, lui non mi travolge più con l’eccessivo entusiasmo né mi abbaglia con i nomi altisonanti, sebbene sempre interessanti. Ho imparato a guardare tra le sue pieghe, a scoprirne i piccoli scrigni preziosi, mi lascio trascinare dalle sue sfumature. Per capirci fino in fondo dovremo probabilmente frequentarci ancora per molto, ma siamo già sulla buona strada.

    1. Che bella questa tua testimonianza. Scoprire come una realtà tanto grande sia composta di persone che si sfiorano tra i libri e hanno mille pensieri ed emozioni. Condividerle è sempre un dono. Continua a seguirci con affetto.

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