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Tra le note della vita

Tra le note della vita tre destini si incontrano, armonizzano il suono dei loro strumenti e creano un sogno dedicato alla musica. Nasce il progetto di realizzare una sinergia tra violino, voce e pianoforte.

Linda Andresano racconta un progetto musicale al femminile, curato con passione e professionalità, e nei suoi occhi brilla la speranza in mezzo alle tinte cupe delle delusioni. Il racconto di tante ore di prove e sacrifici, la consapevolezza di aver scelto una strada in salita, e la risposta alla domanda “Cosa fai nella vita?” che svela molto di lei “Solo da poco rispondo la cantante!”.

Linda ha lasciato un lavoro sicuro per inseguire il suo sogno, per trasformarlo in realtà. Insieme a lei, tra le note della vita, Daniela Somma, al pianoforte, e Federica Ferro, al violino.

Comincia così la sua storia:
“Oggi voglio raccontare una fiaba inedita, la storia che tramanderò attraverso la mia musica”.

tra le note della vita

Linda come è iniziata la tua passione per il canto?

Il mio primo vero amore è stato il canto. Avevo otto anni e arrivai alle regionali de “Lo zecchino d’oro”. Continuai a esibirmi nei festival, mi assegnavano già brani inediti per bambini. A dieci anni iniziai a studiare pianoforte perché ritenevo fosse importante conoscere la musica. A quattordici anni, poi, iniziai a seguire le lezioni di tecnica vocale.

Durante l’adolescenza ho partecipato a moltissimi concorsi in tutta Italia.
Quando non vincevo ero nelle prime tre classificate. Per ben due volte sono arrivata alle selezioni nazionali di “Una voce per Sanremo”. All’epoca era l’unica occasione per farsi notare. Ero molto giovane e illusa e credevo che quelle vittorie mi avrebbero aiutato a realizzare il mio sogno.

Ho scoperto più tardi, con amarezza, che non bastano la passione e il sacrificio in questo ambito.

La costante della mia vita è stata sempre la comunicazione. Innamorata della musica, per anni, ho vissuto intrappolata fra una vita professionale che non mi apparteneva e il mio sogno. Di giorno studiavo le lingue dei popoli, delle terre e di notte mi trasformavo in una performer musicale.

Raccontare la mia storia, l’essenza di ciò che ero e di quello che vorrei diventare rappresenta mettere nero su bianco chi diventerò… se lo diventerò. Mi sono spesso persa e ritrovata, tra le note della vita, con trentotto anni di scalate, scivoli, planate, cadute e girotondi, lo sguardo fisso su quel sogno e la voglia di conquistarlo solo con le mie forze.

cantare donna protagonista

Anche durante il mio percorso universitario collaborai con alcuni musicisti che mi iniziarono al mondo del jazz. Fu grazie a loro che scoprii sonorità della mia voce che non avevo mai sperimentato.

Nel frattempo la mia vita rimase sospesa: mia madre era malata da quando avevo quattordici anni, ma la situazione si fece più grave. Tutto precipitò e fu inevitabile allontanarmi dalla musica. Mi sentivo persa e vuota, uno spartito senza note, mi mancava una parte di me: quella più vera e intensa. Quando lei è mancata è stato difficile vivere…

Dopo il matrimonio ridiventò prepotente il desiderio di immergermi di nuovo tra le note della vita. In testa avevo un’idea fissa: un progetto musicale al femminile e il sogno di scrivere canzoni.

Sembrava una follia: dopo dodici anni nell’ambito dell’export decisi di lasciare il lavoro e ricominciare da zero, ricominciai da me!

E il tuo progetto di una musica tutta al femminile come è nato?

Nel frattempo avevo conosciuto una pianista che mi aveva colpito, Daniela Somma. Più tardi incontrai Federica Ferro, una fantastica violinista.
Il destino e la determinazione fecero il resto: potevo di nuovo lavorare come cantante. Il mio sogno si stava materializzando lentamente.

Ricordo quando mi presentai una mattina di agosto da Daniela e le dissi “Scriviamo un pezzo, proviamo a realizzare la nostra musica, un progetto inedito, qualunque cosa, ma suoniamo!”.
A dicembre eravamo già in radio a presentare i nostri tre inediti.

spartito musicale

A gennaio, poi, tirai fuori dal cassetto un monologo  scritto nel 2010. Ne nacque uno spettacolo teatrale incentrato sulle inquietudini della vita: “Ipazia e lo specchio in frantumi”.

Non mi sono mai fermata, però, ho continuato a studiare canto con il maestro Francesco Ruocco e l’anno scorso mi sono iscritta alla “West London College Music”  dove ho sostenuto il mio primo esame con il massimo dei voti.

Il mio progetto musicale si scontra con la realtà italiana in cui emergere è davvero difficile.
Abbiamo, però, scelto di metterci in gioco e raccontare le nostre note.

Io sono il volto e la voce, Daniela e Federica sono le mie fondamenta e le mie braccia. Insieme facciamo tutto, sempre, con lo spirito del confronto. In genere io scrivo i testi, a volte ho le melodie pronte, altre volte nasce un guizzo mentre lavoriamo insieme.

La costante è la nostra armonia tra le note della vita. Il nostro progetto è fatto di musica e parole, un progetto che in Italia non trova spazio e che spera di poter volare lontano.

In fondo è la storia di tre donne, sensibili e competenti, innamorate della musica.

Nel tuo spettacolo musicale “Ipazia e lo specchio in frantumi” come vengono rappresentate le donne?

“Ipazia e lo specchio in frantumi” è un percorso di risveglio alla vita.  La trama fa rivivere i passi della favola di Lewis Carroll: “Alice nel paese delle meraviglie”, ma è una Alice adulta, ormai in crisi e completamente assuefatta dalle maschere dei ruoli che le sono stati imposti dalla vita. Una vita che, troppo spesso, ha scelto per lei. Improvvisamente una voce dentro irrompe e distrugge lo specchio che ritrae questa maschera. Comincia il viaggio, un sogno fatto di movimenti danzati, parole, monologhi, dialoghi e canzoni.

teatro cultura

Ipazia rinuncia alla sua vita strutturata per dedicarsi alla sua vera natura, la creatività.
Il messaggio è che la soluzione è nei sogni e solo realizzandoli si rinasce e si vola.

Lo spettacolo è ambientato sulle note di brani inediti e sulle rivisitazioni di brani famosi dei più grandi autori nazionali e internazionali.

Quando ho tirato fuori il monologo dal cassetto l’ho affidato nelle mani di Aniello Nigro, un drammaturgo che ha curato anche la regia, e ha trasformato, magistralmente, in forma teatrale l’idea e il sentimento dei quali avevo intessuto Ipazia.

protagonista donna

Nella mia testa vedevo i personaggi già materializzati e Aniello è riuscito a concretizzare queste idee in uno spettacolo musicale che ha preso vita sotto i nostri occhi.

Impossibile non citare Stefania Fuschini. Ha lavorato sulla parte coreografica, sublimando in movimento le emozioni dei protagonisti. Stefania mi ha sorretto nei momenti di smarrimento che non sono mancati durante l’organizzazione dello spettacolo teatrale.

Stefania Fuschini

Anche Ipazia rappresenta un progetto al femminile perché la maggior parte dello staff era composto da donne. Anche nel backstage si è confermato un lavoro dalle note rosa.

Ci fai conoscere le altre componenti del tuo gruppo con cui ti sei fusa tra le note della vita?

Certo! Federica Ferro è  diplomata in Violino. Ha preso parte, in qualità di violino di fila, nell’ Orchestra Nazionale dei Mozartini partecipando al Festival “Uto Ughi per Roma 2003”, nell’ Orchestra dei Docenti del Conservatorio di Napoli 2009 -2015 (diretta dal M° Riccardo Muti l’11 marzo 2013), al Greatest Hits World Tour di Laura Pausini del 2014, al concerto di Andrea Bocelli del 2015 e a molti altri eventi.

trio musicale femminile

Daniela Somma, invece, è diplomata in pianoforte presso il conservatorio di musica “G. Martucci” di Salerno. Si è specializzata nel pianoforte a quattro mani, per poi intraprendere lo studio del jazz con il maestro Catello Cannavale. Ha studiato anche arrangiamento, armonia, ear traning e scrittura presso il Berklee College of music, dove viene seguita, tra gli altri, da Bruce Thomas, Joanne Brackeen e Eliane Elias. Nel 2014 consegue il biennio specialistico in musica jazz presso il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino.

femminile musica

Federica Ferro e Daniela Somma scrivono la musica e l’armonia, si occupano anche degli arrangiamenti dei brani, grazie alla competenza raggiunta grazie ai loro studi e alla loro esperienza.

Possiamo dire che loro riescono a mettere in parole e in musica le mie strambe idee.

Che genere di musica realizzate?

Quando scrivo metto nero su bianco le parole del mio cuore, così come mi parla, delle sue ferite, dei sogni per il futuro e dei tanti “no” ricevuti nel presente, nonostante la battaglia per ricevere “sì”. Ecco perché il genere in cui mi identifico è il soul, perché ho bisogno di scrivere le parole della mia anima. Però non è l’unica tinta in cui si esprimono le sfumature dei miei sentimenti: le  sonorità sono sicuramente jazz, le ritmiche hanno riferimenti blues e funk.

Canto R&B, jazz, bossa, funky soul e mi auguro, attraverso le mie canzoni,  che le persone possano emozionarsi e identificarsi in quello che racconto perché non posso accettare la tendenza del mercato italiano.

Un gruppo tutto al femminile che si muove tra le note della vita e vuole realizzare un sogno.
Un esempio di coraggio ed empatia tra donne, con un sottofondo musicale ancora da scrivere.

Annalisa Minetti su protagonista-donnaOgni storia può essere un esempio, se raccontata e condivisa.
Protagonista Donna

 

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