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Nella psicologia della violenza. Per raccontare le ferite che ogni donna si porta dentro

Psicologia della violenza: non chiamatelo raptus!

L’Ombra di Perseo è, come lo definisce l’Autrice stessa, una storia «che esplora la psicologia degli uomini violenti».

Daniela Mencarelli Hofmann lo ha scritto per approfondire il comportamento degli uomini maltrattanti.

Un romanzo d’esordio di spessore, una prima prova editoriale di estremo interesse. Loriana Lucciarini ha intervistato l’Autrice in esclusiva.

Ciao, benvenuta. Descrivi te stessa come donna e come scrittrice, quale percorso ti ha portata a essere ciò che sei?

Ciao, grazie per l’invito. Forse due parole mi descrivono abbastanza bene: sono una combattente creativa , nonostante la mia natura riservata e introversa. Combattente perché cerco di fare qualcosa per cambiare quello che non mi piace.

Tanto per fare un esempio, mi sono interessata di discriminazione di genere fin da giovanissima – avevo quattordici anni quando sono andata alla prima manifestazione.

Per le stesse ragioni ho lavorato nel campo ambientale e nella cooperazione allo sviluppo e ho fondato e diretto, in Svizzera, un’associazione finalizzata alla comunicazione fra culture diverse.

Creativa perché metto il cuore in tutto quello che faccio. Lavoro come una pazza, in ogni attività che svolgo, la mia anima deve lasciare il segno. Non posso fare altrimenti.

Perseo

Quali sono le tematiche e i generi che affronti nel tuo romanzo?


Nonostante l’impalcatura narrativa, L’ombra di Perseo più che un giallo è un romanzo che esplora la psicologia degli uomini violenti; ho dovuto studiare a fondo il tema, anche le terapie impiegate nel recupero degli uomini maltrattanti.

Ognuno dei personaggi femminili del libro racconta la sua ferita, ha subito quindi una qualche violenza: fisica, sessuale, psicologica o economica.  

Mi premeva sfatare il messaggio di certa stampa, quella che scrive di “mostri” e di “raptus”, dimenticando che la violenza maschile contro le donne è un fenomeno trasversale, che interessa cioè tutti i ceti sociali, senza distinzione di livello d’istruzione e condizione economica.

Non sono pochi gli uomini che, consciamente o meno, odiano le donne.  “Era tanto una brava persona”, è questo il commento ricorrente quando accade la tragedia. Restano tutti allibiti. Perché? Perché non si tratta semplicemente di pazzi, di mostri. A perpetrare certi omicidi è l’uomo cosiddetto normale.

Libro psicologia della violenza sulle donne

Perché hai scelto di parlare di psicologia della violenza e con questo particolare taglio narrativo?


Bisogna parlarne, se vogliamo che le cose cambino. E la parola scritta, soprattutto il racconto, ha la capacità di trasportarci dove non siamo mai stati. Ci aiuta a immaginare cose che non abbiamo mai visto e a comprendere ciò che non abbiamo vissuto in prima persona. A tradurre quindi le emozioni in sentimenti rielaborati.

Insegna l’empatia. Capire è il primo passo per cambiare. Il romanzo ha tre voci narranti – e una quarta attraverso il suo diario – perché m’interessava mostrare la storia dai diversi punti di vista: di due uomini e di due donne, molto diversi fra loro. Mi interessava descrivere la psicologia della violenza.

Come sei arrivata a pubblicare con la casa editrice de Le Mezzelane?  

Sono venuta a sapere dell’esistenza della casa editrice quando ho letto il tuo romanzo «Una felicità leggera leggera» e poi, dal momento che la casa editrice era presente alla fiera dell’editoria di Milano e selezionava in loco i manoscritti, ho deciso di farci un salto per proporre il mio romanzo.

«Uno scrittore è anzitutto un accanito lettore» trovi questa affermazione calzante e veritiera? Da lettrice quali generi preferisci?

Da piccola, data la velocità con cui leggevo i libri, mia madre mi diceva spesso che avrebbe dovuto chiedere un prestito in banca per finanziare le mie letture! Non posso stare senza leggere, fa parte delle mie funzioni vitali, come respirare.

Amo molto le storie a sfondo sociale, anche storico e i romanzi psicologici; non disdegno i gialli. Ma leggo veramente di tutto, anche le biografie.

Come scrittrice a quale autore ti ispiri? E cosa spinge a prendere la penna in mano e raccontare ?

Fra i mie miti ci sono scrittrici come Nadine Gordimer, Margaret Atwood e Dacia Maraini. Ma anche Jorge Amado. Cosa m’ispira? Fondamentalmente scrivo perché devo, è una specie di necessità interiore, come dipingere d’altronde. Ho cominciato a scrivere poesie a dodici anni e non ho mai smesso. 

Progetti futuri?

Ho due idee, che ho cominciato ad abbozzare… ma adesso voglio godermi il momento. Riuscire a pubblicare con una casa editrice non a pagamento è molto difficile: sono felicissima di avercela fatta!

E noi siamo felici per te e ti ringraziamo per aver trattato un tema così delicato come la psicologia della violenza. Ti leggeremo, nella tua nuova avventura, con molto interesse! Ciao, Daniela, grazie per questa intervista.

Ciao e grazie a Protagonista Donna per l’ospitalità e a te per l’attenzione.

Sinossi

Marco si sveglia in un letto d’ospedale in gravi condizioni e non sa come c’è finito. Sente un dottore e un poliziotto accordarsi sui tempi dell’interrogatorio, perché lui, il paziente, non è ancora fuori pericolo. Marco non ricorda nulla, ha come un buco nero nella testa: se chiude gli occhi, vede solo rosso. Sa di essere stato a Milano a cercare lavoro – aveva un’impresa, ma è fallita – e di aver ripreso il treno e ricominciato a bere, dopo l’umiliazione dell’ennesimo colloquio.

Non sa però che sua moglie Laura, gravemente ferita, è in coma e che la polizia sospetta di lui. Solo la figlia maggiore, Zoe, crede alla sua innocenza. Zoe lascia la famiglia e il lavoro a Berlino per venire a Roma dai genitori. Partecipa con ostinazione alle indagini della polizia e scopre progressivamente intorno a sua madre un mondo di uomini che odiano le donne. Ognuno con il suo movente. Nonostante l’impalcatura narrativa, questo non è un giallo, ma un romanzo che esplora la psicologia degli uomini violenti.

L’Autrice

Daniela Mencarelli Hofmann, romana, vive tra Zurigo e Costarainera (IM). Ha studiato Scienze Politiche a Roma, Economia Ambientale e dello Sviluppo a Londra e ha portato a termine il dottorato a Zurigo, dove ha preso anche una laurea breve in Pedagogia. Si è dedicata alla ricerca ambientale, alla cooperazione e all’insegnamento e ha scritto di ambiente, sviluppo, migrazione e discriminazione di genere.

La scrittura, la pittura e la psicologia sono, da sempre, le sue passioni e dedica il suo tempo libero a queste arti. Conduce, in Italia e in Svizzera, laboratori di poesia visiva in più lingue, per adulti e ragazzi.

«L’Ombra di Perseo» è il suo primo romanzo.

donna-protagonista

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Ogni storia può essere un esempio, se raccontata e condivisa.

Protagonista Donna

Loriana Lucciarini

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3 thoughts on “Nella psicologia della violenza. Per raccontare le ferite che ogni donna si porta dentro

  1. Intervista molto interessante e sentita. Molti non si rendono conto del lavoro che si nasconde dietro un libro, quali studi bisogna coltivare. Il lavoro della scrittrice ha portato frutti che, a mio modesto parere, devono essere condivisi. La violenza di genere non vede limiti se non nella coscienza di possibili carnefici,a prescindere dal ceto sociale. Ringrazio l’autrice sia del libro, che dell’intervista.

    1. Grazie Eleonora di aver lasciato la tua opinione e di aver valorizzato il lavoro dello scrittore. Spero ci continuerai a seguire con piacere.

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